Prevenzione e  Terapia dello Scompenso Cardiaco
52 convegno cardiologia milano
Aggiornamenti in aritmologia
XagenaNewsletter

Serelaxina migliora i sintomi e i segni dell’insufficienza cardiaca in fase acuta


Una forma ricombinante dell'ormone Relaxina, Serelaxina, ha migliorato la dispnea, e forse anche del rischio di mortalità, nei pazienti con insufficienza cardiaca acuta.

Nello studio RELAX-AHF ( RELAXin in Acute Heart Failure ), la Serelaxina, somministrata per via infusionale e ha prodotto un miglioramento della dispnea del 19% nell'arco di 5 giorni, rispetto al placebo ( p=0.007 ).

L’incidenza di mortalità è risultata più bassa del 37% con Serelaxina al giorno 180 ( 42 morti contro 65 nel gruppo placebo, HR=0.63, P=0.019 ), anche se lo studio era sottodimensionato per questo endpoint secondario pre-specificato.
Il numero necessario per prevenire una morte ( NNT ) è stato pari a 29.

Relaxina è un ormone che regola gli adattamenti materni alla gravidanza, e produce miglioramenti della compliance arteriosa, gittata cardiaca e flusso ematico renale.

Lo studio RELAX-AHF ha riguardato 1161 pazienti, ospedalizzati per scompenso cardiaco acuto, che sono stati randomizzati al trattamento standard per infusione con Serelaxina 30 mcg/kg al giorno oppure a placebo, per 48 ore entro 16 ore dalla presentazione in ospedale.

I criteri di inclusione comprendevano dispnea, congestione polmonare alla radiografia del torace, aumentati livelli di BNP ( peptide natriuretico cerebrale ) o NT-proBNP ( frammento N-terminale del precursore proteico di BNP ), insufficienza renale da lieve a moderata, e pressione arteriosa sistolica superiore a 125 mmHg.

Lo studio ha raggiunto uno dei suoi endpoint primari in termini di dispnea misurati mediante VAS AUC ( area sotto la curva con utilizzo della scala analogica visiva ) a 5 giorni ( 2.756 versus 2.308 mm×h; 448 mm×h; p=0.007 ).

Non è stato raggiunto l’altro endpoint co-primario, riguardante il miglioramento moderato della dispnea durante le prime 24 ore ( 27% versus 26% con placebo, p=0.70 ).

Non sono stati raggiunti anche gli endpoint secondari: a) composito di morte cardiovascolare o di riammissione in ospedale per insufficienza cardiaca o renale ( 13.5% vs 13.0%, p= 0.89 ); b) giorni di vita dopo dimissioni dall’ospedale fino al giorno 60 ( p=0.37 ).

Sono stati osservati benefici in altri endpoint di efficacia prespecificati: a) più rapido miglioramento della dispnea ( P=0.002 ); b) più basso dosaggio totale di diuretici dell’ansa per via endovenosa prima del giorno 5 ( p=0.006 ); c) numero più ridotto di casi di peggioramento della insufficienza cardiaca a 5 giorni ( effetto precoce ) ( P=0.0009 ) e a 14 giorni ( effetto tardivo ) ( riduzione del rischio del 30%, p=0.02 ); d) più breve permanenza in terapia intensiva per una media di 0.4 giorni e in ospedale di 0.9 giorni in media ( P=0.03 e P=0.04, rispettivamente ).

Più pazienti nel gruppo placebo ha presentato eventi avversi correlati alla insufficienza renale rispetto a Serelaxina ( 9% versus 6%, P=0.03 ).
Riguardo ad altri eventi avversi, l’incidenza è stata paragonabile tra i due gruppi di trattamento.

E’stata espressa cautela sul beneficio correlato alla mortalità, questo a causa dei piccoli numeri dello studio e per la mancanza di beneficio riguardo alle ospedalizzazioni per la insufficienza cardiaca e i problemi renali. ( Xagena2012 )

Fonte: American Heart Association ( AHA ) Meeting, 2012


Cardio2012 Farma2012


Indietro